Una riflessione su come lo scrolling compulsivo possa portare a un’inconscia perdita della propria identità.

Riuscire a dare una direzione alla propria vita mentre siamo invasi costantemente dalle decisioni e dalle azioni degli altri può risultare difficile, talvolta paralizzante.
Apri Instagram, Tik Tok, Facebook e scorri. Lo fai per distrarti, per colmare un piccolo attimo di vuoto, per divertirti, per trarre ispirazione, per rimanere in contatto con alcuni amici, o anche con individui che non conosci, ma che segui con piacere e ti intrattengono. E non è un male. I racconti social vanno dai più banali argomenti ai più interessanti e informativi: la propria giornata, i viaggi, pensieri e aspirazioni di vita, foto “aesthetic”, post di informazione politica e meme.
Cos’è che non va, allora, in questo meccanismo? Cosa c’è di tanto sbagliato nel condividere con gli altri qualcosa che vogliamo mostrare, qualsiasi sia il proprio fine?
In alcuni casi, il confine tra puro intrattenimento e dipendenza può assottigliarsi molto. Ed è in queste circostanze che lo scrolling (scrollare significa scorrere compulsivamente tra i contenuti che si trovano nel web) diventa un campanellino d’allarme, soprattutto quando inizia, pur inconsciamente, a plasmare le nostre volontà e i nostri pensieri. La pubblicità e il marketing da sempre lo fanno: indagano su quelli che sono i bisogni dei propri acquirenti o futuri tali e fanno leva su tutto ciò che possa destare interesse, promettendo di soddisfare ciò che si desidera.
Ed ecco che tramite i social media, specialmente Instagram, Tik Tok e Facebook, spesso la percezione è quella che la vita e gli interessi degli altri siano perfetti, interessanti, impeccabili e che, in un certo senso, a noi manchi sempre qualcosa.
Così, in un martedì sera qualunque mi appare la story di una vecchia conoscenza che si è iscritta ad un corso di Pittura ad acquerelli, in un posto super fancy e con persone cool (sto usando gli inglesismi appositamente), e mi chiedo “Cavolo, come ho fatto a non pensarci prima?”, “perché io non ho mai queste idee?” “forse non sono curiosa, forse non sono creativa…”.
Ci facciamo ispirare dagli altri, dai loro pensieri, dalle loro azioni e pensiamo che tutto ciò possa renderci felici, soddisfatti, perché tramite il filtro dei social sembra tutto bellissimo. Iniziamo a emulare le azioni di coloro che riteniamo essere un’ispirazione positiva. spesso, però, o forse nella maggior parte dei casi, questi desideri non appartengono alla propria volontà, ma solo a una percezione momentanea di apparente perfezione.
E quindi, prima di porsi un obiettivo sarebbe forse il caso di chiedersi: “è davvero questo ciò che rispecchia la mia volontà e la mia personalità o questo mio desiderio è il frutto di come sono stata influenzata dai social?”. Non sarà semplice, forse, darsi una risposta e capirlo veramente, ma anche solo rendersene conto significa attivare un meccanismo che mette in dubbio le nostre riflessioni e ci aiuta ad attivare il pensiero critico.
Da questo dobbiamo ripartire, cercare di riconnettersi con la propria volontà personale, con le proprie aspirazioni, talvolta andando anche a scavare nelle emozioni della propria infanzia, in ciò che trovavamo interessante e nel quale ci sentivamo portati, prima che i mezzi di comunicazione di massa ci travolgessero. Così, decisioni o passi che ci porterebbero a un futuro che non rappresenta a pieno la nostra persona, sarebbero evitati.
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